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lunedì 8 dicembre 2014

Vuoi imparare a cazzeggiare sui social?

Chi ha detto che tutto il tempo che passiamo in rete fra social network, Youtube e Instagram sia tempo perso? 
Kenneth Goldsmith è convinto del contrario. 
Così il docente di Poetica all'università della Pennsylvania dedica il corso di scrittura creativa al reale significato di una pratica che solo apparentemente è uno spreco di ore e minuti preziosi. E che invece, giura il professore, può generare prodotti artistici e vera letteratura


Procrastinatori indefessi è giunto il vostro tempo
O meglio la perdita di tempo in rete autorizzata. Prendete il vostro pc, sedetevi in aula, collegatevi e fatevi gli affari vostri per tre ore di fila. Si tratta di un corso universitario in piena regola che dal prossimo semestre un professore dell’Università della Pennsylvania ha deciso di dedicare agli studenti che amano Facebook, i video su Youtube, Instagram, le chat o il porno online.




La bizzarra idea non poteva che venire al barbuto professor Kenneth Goldsmith, docente di Poetica, a metà tra il dandy e l’hipster, che fuori dalle aule universitarie scrive poemi e fa cose strane: un testo di 600 pagine di frasi in rima che finiscono col suono r, la trascrizione di tutto quello che ha detto in una settimana o di ogni movimento del suo corpo in 13 ore, perfino un anno di previsioni del tempo annotate puntigliosamente nel libro intitolato The Times, appunto. Insomma performance che ben si allineano col suo concetto di scrittura creativa, che insegna in una delle università private più prestigiose d'America.




Quest’anno l’oggetto delle passioni del poeta e critico americano è dunque Internet e le domande che si pone sono certo affascinanti. L’intenzione di Goldsmith è quella di far riflettere i propri studenti sul reale significato del tempo che ciascuno di noi, ogni giorno, passa davanti allo schermo del computer facendo qualcosa che, forse solo apparentemente, è uno spreco di ore e minuti preziosi. «Sono stufo di leggere ogni settimana articoli sul New York Times che ci fanno sentire male perché spendiamo troppo tempo su internet, spezzettando la nostra attenzione», ha detto il poeta in un’intervista a Vice. «Penso che sia una vera stronzata credere che Internet ci renda più stupidi. Penso che Internet ci renda più intelligenti. Questa è la nuova moralità dell'era digitale, costruita sulla colpa e la vergogna».


Il corso, che si intitola, per la cronaca, Wasting time on the Internet, prevede un solo obbligo: distrazione, multi-tasking e navigare senza meta. Lo scopo? Dimostrare che anche dal tempo che in apparenza viene sprecato e dalla noia può nascere un prodotto artistico, una letteratura, la nostra. «Passiamo le nostre vite di fronte allo schermo, per lo più perdendo tempo: controllando ossessivamente i social network, guardando video di gattini, chattando e facendo shopping. Cosa succederebbe se queste attività - cliccare, mandare sms, aggiornare status e navigare a caso - fossero utilizzate come materiale grezzo per creare opere letterarie capaci di coinvolgere ed emozionare? Saremmo in grado di ricostruire la nostra autobiografia usando soltanto Facebook? Potremmo scrivere un grande racconto partendo dalla nostra timeline di Twitter? Potremmo rimodulare Internet come la più grande poesia mai scritta?» scrive il professore sul sito del Dipartimento d’inglese della facoltà, presentando il corso.




E insiste: «Agli studenti verrà richiesto di stare davanti a uno schermo per tre ore, avendo a che fare soltanto con chat room, bot, social network e mailing list». In calce, poi tutta una parte di letteratura critica, con tanto di lista bibliografica: Guy Debord, Mary Kelly Erving Goffman, Betty Friedan, Raymond Williams, John Cage, Georges Perec, Michel de Certeau, Henri Lefevbre, Trin Minh-ha, Stuart Hall, Sianne Ngai, Siegfried Kracauer e molti altri. Insomma, il consiglio è quello di smetterla di avere l’impressione fastidiosa di essere inattivi, sconfiggere il senso di colpa, pubblico e privato, e trovare la chiave per creare un prodotto artistico surreale. Non proprio un gioco da ragazzi. Il docente di Poetica spera di eliminare così lo stigma che da sempre viene appioppato a Internet: un luogo dove perder ore e ore senza far nulla, che coincide con una funzione negativa di inutilità e futilità della rete. Tanto più che in generale, come lui sostiene, oggi stiamo scrivendo e leggendo più che mai nella storia: che poi lo si faccia in chat, con un tweet o un post su un blog invece che attraverso un romanzo o un quotidiano non avrebbe molta importanza.




I contenitori cambiano, ma il contenuto resta, taglia corto il docente. Goldsmith, si sa, non è nuovo a queste rivendicazioni della rete come forma artistica. Meno di un anno fa si era speso per l’iniziativa Printing the Internet: stampò 250 mila documenti della nota biblioteca digitale statunitense Jstor. Una forma di protesta a favore di Aaron Swartz, attivista in rete che si era tolto la vita dopo aver divulgato quegli stessi documenti online, rischiando 35 anni di carcere e più di un milione di dollari di multa. Per dieci anni il professore di Poetica ha poi impartito lezioni di «Scrittura non creativa», in cui esortava i suoi alunni a copiare e plagiare gli scrittori, eliminando qualsiasi forma di originalità. Adesso l’obiettivo è riconsiderare Internet come «il più grande poema mai scritto». Il corso universitario è facoltativo, ma molti curiosi sono già pronti a iscriversi. Con buona pace di puristi e intellettuali.


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