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giovedì 25 giugno 2015

[Guest Post] Network Marketing: La matrice spezzata - Alberto Vercellotti

Oggi voglio proporvi un mega post di Alberto Vercellotti.
Da quando ho aperto questo blog ho pubblicato molti guest post perchè credo nella condivisione di idee e nella collaborazione: penso siano i due valori fondamentali del web, poi se ci aggiungiamo che questo blog è molto visualizzato e condiviso nei social ed integra alla perfezione la piattaforma social Google+ abbiamo un mix molto efficace.

Buona lettura

La matrice spezzata, che non è il romanzo di Bruce Sterling, ma più semplicemente un modo per mettere un punto fermo su alcuni sistemi di guadagno o cosiddetti tali ed il network marketing.

Premessa: può darsi che quello che leggerai ti dia fastidio. Buon segno, vuol dire che c'è qualcosa che devi mettere in discussione dentro di te.


Prendo spunto da una mail ricevuta questa mattina, da Marco Lutzu, esperto di copywriting, che centra un punto che mi ronza in testa spesso, ma come una mosca è difficile da acchiappare.

Ad un certo punto, parlando delle sirene di Ulisse, usa un titolo ironicamente per far riflettere :

Scopri come effettuare un trapianto di cuore e salvare la vita ai tuoi
cari, senza bisogno di passare per la facoltà di medicina anche se svieni
alla sola vista del sangue”

Al di fuori della genialità nel dipingere l'immagine, questo titolo tocca quel tasto che fa pensare ad una prosperità, spesso solo temporanea ma senza sforzo.

Fa pensare a tanti “sistemi di guadagno” basati sulle “matrici”, che con il network marketing, diciamocelo una volta per tutte, non c'entrano una beneamata mazza.

Un sistema a “matrice” (in questo momento spuntano come la gramigna) è semplicemente l'ennesimo tentativo di spostare la responsabilità di un lavoro, di uno sforzo portato avanti nel tempo, di una missione personale, ad un “sistema automatico”. Tu metti i soldi, al resto pensa la matrice.

Il grande e grave malinteso consiste nel pensare che “automatico” conceda “assenza di responsabilità” di chi governa e di chi partecipa alla famosa matrice, come se la matrice non fosse fatta alla fine di individui che aprono il portafogli e coinvolgono amici e parenti.

Cioè il famoso network di conoscenze.

Una rendita automatica, per intenderci, è quella di una lavanderia a gettoni. Faccio un investimento, acquisto delle lavatrici, le persone che hanno un bisogno usufruiscono del mio servizio senza una mia partecipazione diretta e continua.


Ergo la rendita è automatizzata, nel senso che la mia presenza, la mia energia, il mio tempo non sono una condizione indispensabile per ottenere il risultato (guadagno), che avviene automaticamente ogni volta che qualcuno ha bisogno e riceve il mio servizio/prodotto.

Perché ho investito del danaro, per creare un sistema che lavora per me, questo è vero.
Al centro di questo sistema però, esiste un consumatore, un cliente che ha un esigenza che viene soddisfatta da un prodotto che io ho avuto la capacità imprenditoriale di portare sul mercato e mettere a sua disposizione.

Niente a che vedere con tavole, matrici, e roba simile, nelle quali l'automatismo è diventato il motore e il fine, andando però a soddisfare un'esigenza che di per sé non è soddisfabile, almeno in questo universo e secondo le leggi della fisica che lo governano nel 2015:

l'esigenza di guadagnare, senza dover svolgere un lavoro e soprattutto senza portare un prodotto o un servizio sul mercato a qualcuno disposto ad acquistarlo.

In questo universo per ottenere un risultato è necessario svolgere un lavoro: se voglio salire al piano superiore uso i miei muscoli (l'energia proviene dal cibo che ho acquistato per nutrirmi) o l'ascensore (compro l'energia elettrica che attraverso un sistema ascensore svolgerà un lavoro per farlo muovere); posso anche pagare qualcuno (che avrà comprato cibo per nutrirsi e avere l'energia per portarmi) perché mi ci porti in braccio, ma qualcuno o qualcosa quel lavoro lo dovrà fare. Il teletrasporto non è un'opzione, perlomeno al momento attuale.

Nel network marketing, qualcuno da qualche parte della filiera deve fare un tipo di lavoro che dà fastidio a tanti aspiranti networkers: deve vendere un prodotto. Magari in modo automatizzato.

Ma deve venderlo (marketing). A qualcuno (network). In cambio di danaro (guadagno). E preferibilmente, a qualcuno che ne ha bisogno (etica).

Qui casca l'asino.

Il lavoro che richiedono i “sistemi automatici” non è molto diverso da quello che noi facciamo quando partecipiamo alla diffusione della solita influenza stagionale: siamo in mezzo agli altri, starnutiamo, e volontariamente (se siamo un po' fetenti) o involontariamente contagiamo chi ci è accanto, che a sua volta farà lo stesso.

“Parla con gli amici, diffondi il sistema e sei a posto.”

Sei diventato un cartellone pubblicitario, sei un uomo sandwich, sei un portatore di virus, te ne accorgi? Non sei una persona.

Questo non è network marketing.

Questo semplicemente accade perché siamo interconnessi e l'informazione circola, esattamente come accade di prendere un virus in rete, perché apri una mail infestata che è partita dal pc di tua cognata.

Ma tu e tua cognata non state facendo network marketing, siete semplicemente parte di una rete di relazioni tra persone.

I sistemi cosiddetti a matrice, (adesso va di moda chiamarle tavole) si fondano sulla diffusione di un'idea, esattamente con lo stesso meccanismo con cui un'epidemia si sviluppa con la diffusione di un virus.

Il punto centrale e drammatico, è che al centro del sistema non esiste più la soddisfazione di un bisogno con un prodotto (marketing).

Attenzione! Non ho detto che non avvenga uno scambio commerciale. Semplicemente lo scambio non è lineare.

Per comprendere ciò che dico, immagina questo: se tu entri in una di queste tavole, paghi e dopo 12 secondi per qualche motivo un'autorità mette un blocco amministrativo per verifiche e controlli, hai qualcosa in mano?

Se la risposta è sì, allora siamo a posto.

Se io vado a comprare un paio di pantaloni e dopo 10 secondi il negozio chiude, io ho i pantaloni che mi servivano, mi dispiace che non potrò più comprare in quel negozio, la marca mi piaceva, la commessa era carina, ma io ho avuto in cambio del mio denaro ciò che volevo acquistare.

Se la tua attività non rispetta questo modello, è molto probabile che sia a rischio, oltre che essere fuffa.

In questo tipo di sistemi a matrice, gli individui diventano portatori di un virus che si chiama “irresponsabilità”, credendo di esserne immunizzati perché il sistema è “automatico”. E invece sono contagiati proprio perché quel sistema si proclama “automatico” sollevandoli dalla responsabilità di pensare davvero a cosa stanno facendo.

Alberto Vercellotti

p.s.: anch'io qualche volta ci sono caduto, non esistono santi su questa terra. ;)

p.p.s.s. Se vuoi approfondire l'argomento leggi “Il gene egoista” di Richard Dawkins, un biologo che ha coniato il termine “meme” che in fondo è proprio ciò di cui abbiamo parlato oggi: un “meme” è un'idea che si replica nelle menti delle persone con un “contagio comunicativo”.


Alberto Vercellotti, 51 anni senza mai smettere di cercare, networker per passione, dopo molti anni ha capito l'importanza di mettere a tutti i costi al centro le persone, non il business. Crede che il network marketing sia un (possibile) strumento, non il fine. Crede che alla fine quello che conta veramente sia lasciare quando ce ne andremo, un mondo un poco migliore di come l'abbiamo trovato. Crede che la bussola sia più importante della barca. Crede che dove vuoi andare e con chi ci andrai è l'unica cosa che importa.




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